Messaggio in occasione della Settimana del Governo
Questa è una traduzione del testo originale persiano. Testo originale in persiano
بسم الله الرّحمن الرّحیم
Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso
La prima settimana di Shahrivar di ogni anno è un'occasione per soffermarsi sui servizi resi dal governo della Repubblica Islamica dell'Iran. Quest'anno il governo della Repubblica Islamica dell'Iran ha l'onore che i giorni della Settimana del Governo coincidano con i giorni della felice e benedetta nascita dei due nati del mese di Rabi' al-Awwal (le benedizioni e la pace di Dio siano su di loro e sulla loro famiglia).
In questa occasione rivolgo le mie felicitazioni e il mio incoraggiamento a tutti i dipendenti e ai dirigenti attivi degli apparati governativi, e in particolare al sincero e premuroso Presidente del quattordicesimo governo; specialmente in considerazione delle meritevoli iniziative che, nonostante le limitazioni e le molteplici trame del nemico americano-sionista e l'inasprimento delle sanzioni e degli assedi, sono state compiute durante la terza guerra imposta e successivamente per garantire i beni e i vari servizi necessari al popolo, per riparare i punti importanti danneggiati e per la gestione dell'energia. È inoltre doveroso onorare la memoria dei presidenti martiri Rajai e Raisi, del primo ministro martire Bahonar e dei dipendenti, dirigenti e ministri martiri nei diversi periodi di governo, e soprattutto dell'eminente Guida martire, che ricoprì la carica di Presidente della Repubblica per quasi due mandati, e implorare per tutti loro l'elevazione dei gradi e i favori divini.
L'opportunità di servire il popolo e gli obiettivi della Repubblica Islamica è una grazia preziosa che va custodita. Nell'epoca attuale e nelle circostanze delicate e complesse che il raggiungimento di un «Iran sempre più forte» si trova ad affrontare, una delle cose indispensabili per conseguire questo obiettivo, oltre all'impegno giorno e notte e all'iniziativa costante, è illustrare e raccontare la potenza e la forza dell'Iran e della sua cara nazione. Le debolezze, le carenze e le mancanze non hanno bisogno di essere raccontate ed enfatizzate, ma richiedono pianificazione e azione per eliminare e risolvere il problema. Talvolta l'esposizione sincera delle proprie debolezze, in un momento in cui il nemico ha bisogno di morale, è per lui di grande aiuto, e può persino destare preoccupazione nei cuori degli amici e dei compagni di strada, rendendoli smarriti e disorientati. Certo, quando gli ascoltatori di queste sincere dichiarazioni sono soltanto il nostro popolo e coloro che ci vogliono bene, il problema si attenua. Invece la forza, la potenza e i punti positivi, in virtù dell'insegnamento coranico «و امّا بِنِعمَة ربِّکَ فَحَدِّث» (E quanto alla grazia del tuo Signore, proclamala; Corano, ad-Duha 93:11), richiedono di essere raccontati ed enfatizzati.
Il caro popolo iraniano, che negli ultimi sei mesi ha rivelato il proprio vero valore nelle diverse manifestazioni del jihad contro il nemico, nella presenza nelle piazze, nella coesione, nella concordia e nella solidarietà, è degno e meritevole di percepire il servizio dei poteri e degli apparati responsabili della Repubblica Islamica sulla via del raggiungimento del livello auspicato di questo sacro sistema e dell'alta dignità della nazione risvegliata. Certamente quanto esposto di seguito si trova al centro dei programmi del governo al servizio del popolo, o in qualche modo nell'elenco dei suoi obiettivi, e la sua menzione in questa sede ha solo valore di promemoria. Tra questi vi è la necessità di prestare seria attenzione alla catena delle sfide economiche e di sostentamento, quali l'inflazione, la disoccupazione, la gestione dei prezzi e del mercato dei beni e dei servizi, e di dedicare un'attenzione particolare ad alcuni altri elementi della sfera economica, quali la crescita, l'aumento degli investimenti e il loro indirizzo verso settori utili e necessari, il rilancio della produzione, la graduale eliminazione del dollaro da un ruolo di rilievo e, infine, il porre al centro l'insieme delle politiche dell'economia di resistenza. La chiave principale in questo campo, per risolvere tutte queste questioni, si individua nel fare sempre più affidamento sulla produzione nazionale. Naturalmente, assicurare una disponibilità sufficiente di beni di uso generale e specialistici è di per sé una necessità assoluta, in considerazione della quale, nei casi in cui la produzione interna non sia sufficiente, si deve ricorrere alle importazioni in modo corretto e saggio. Naturalmente, l'incentivazione della produzione e al tempo stesso la gestione delle importazioni e dei prezzi possono condurre a una situazione in cui le macchie scure che si mostrano sulla pagina dell'economia del Paese diventino gradualmente sempre più piccole, fino a scomparire del tutto. In questo scenario, sebbene il comportamento del nemico durante la guerra e dopo di essa non sia privo di effetti, una gestione sempre più intelligente delle componenti di questo ambito, il ricorso in alcuni casi all'aiuto dei cittadini e in altri a quello degli specialisti e dei tecnologi, e la concretizzazione di nuove potenzialità condurranno il Paese verso lo sviluppo e la prosperità. Il nemico giurato di questa nazione cerca di insinuare che la via della prosperità e del progresso passi per l'obbedienza a lui e alle sue pretese indebite; mentre l'osservazione di ciò che egli ha arrecato a questo Paese e alle sue risorse nei periodi passati, persino molti anni prima della Rivoluzione Islamica, dimostra il contrario.
Tra le altre questioni e tematiche importanti vi è l'impiego delle tecnologie e delle innovazioni proposte dalle giovani élite. Talvolta l'uso tempestivo di questo vantaggio e l'abbandono delle procedure abituali e delle consuetudini correnti in una determinata materia producono balzi efficaci sulla via del progresso e dell'elevazione del Paese. Ciò è concepibile nei vari rami della produzione di potenza, tra cui l'agricoltura, l'industria, la cultura e l'educazione, le comunicazioni e gli affari sociali.
Tra le questioni fondamentali del Paese, che devono sempre essere al centro dell'attenzione del governo e dei suoi membri, di tutti i responsabili e delle componenti dello Stato, vi è inoltre il rispetto dell'unità e la cura della coesione sociale. Ogni iniziativa in ciascuno dei grandi ambiti culturale, sociale, politico, della sicurezza ed economico deve essere attuata tenendo conto della relativa valutazione d'impatto sulla coesione sociale. Alcune iniziative, che in apparenza possono anche avere sostenitori tra alcuni ceti del Paese, qualora siano prive di tale valutazione, o qualora quanto predisposto a tal fine venga trascurato nella pratica, possono arrecare danni a quegli stessi ceti e ad altri. Senza dubbio ogni discorso scoraggiante e che indebolisca le motivazioni nazionali e collettive, e ogni sorta di dicotomia illusoria, come guerra o negoziato, concordia o estremismo, compromesso o bellicismo, che in passato ha arrecato al nostro caro popolo danni diretti o indiretti, potrebbe anche in futuro produrre lo stesso effetto. Pertanto dichiaro con fermezza che è vietato compiere qualsiasi cosa sia dannosa per la coesione sociale.
Tra le altre questioni importanti vi è l'attenzione meta-strategica alla questione della cultura, dell'istruzione e dell'educazione. L'espressione «meta-strategica» significa che la definizione delle altre strategie deve avvenire tenendo conto di questa questione. In tale contesto riveste un'importanza particolare l'attenzione ai ceti che sono fonte di diffusione di una cultura positiva e costruttiva, quali gli insegnanti nella scuola, nell'università e nei seminari religiosi, nonché gli infermieri e i medici che si sono dedicati al servizio nelle istituzioni non private; così come riveste la stessa importanza l'attenzione al ruolo delle casalinghe, che tra le mura domestiche insegnano a ciascuno dei figli di questa terra i tratti più delicati del disegno della cultura bella e desiderabile del futuro.
Si auspica che l'applicazione di queste indicazioni e delle altre utili indicazioni che, grazie a Dio, si possono trovare nell'elenco dei programmi del governo, conduca il nostro caro Paese verso un «Iran sempre più forte» e renda coloro che operano su questa via degni delle attenzioni particolari del nostro Signore (Dio l'Altissimo affretti la sua nobile venuta), della sua preghiera di bene e benedizione e della sua guida.
والسّلام علیکم و رحمةالله و برکاته
La pace sia su di voi, con la misericordia di Dio e le Sue benedizioni.
Seyyed Mojtaba Hosseini Khamenei, 6 Shahrivar 1405